Di navi e treni lungo il mare. Vuole lasciarmi in pace, Messer Papillon?

Caro Messer Papillon,

è l’estate piena, quella che ho aspettato per tutto l’inverno, con l’aria caldissima che s’infila sotto gli abiti e la luce generosa di sé e del mondo. Giorni d’estate in un’ estate che non è stata tale, forse perché una piccola estate inattesa c’era stata ad aprile, regalandoci giorni stupefacenti di caldo vero, e lasciandoci tramortiti come talpe che emergono dai loro cunicoli. Ma lei certo non se ne ricorderà, data la sua insensibilità meteorologica, e probabilmente starà già sorridendo un po’ beffardo. Invece io me ne ricordo, e ci ho pensato molto, una piccola estate improvvisa che mi ha rallegrato tanto, sì, tanto. Lei non mi scrive più e ormai ne ho preso atto, solo che ogni tanto (ogni tantissimo, guardando la data della mia ultima lettera) mi prende irrefrenabile il desiderio di raccontarle qualcosa. Ho preso un treno, qualche giorno fa, che dalla riviera del Ponente ligure mi ha portato nella sua città, da dove Le scrivo ora, vuota di auto e di abitanti e straordinariamente doviziosa di bellezza. È bello viaggiare lungo il mare, Messer Papillon. I paesi impervi della Liguria e le pinete toscane, e un sacco di fermate in città di mare, il treno di fianco al porto, come a Genova o a Livorno. Sono certa che i porti e le navi le piacciano, Messer Papillon, e l’ho pensata a ogni nave che ho guardato. Non le navi da crociera che partono sfavillanti come luna park accesi in mezzo al mare, ma le navi vere che trasportano merci e uomini, e sembrano giganti nelle loro armature. Quel giorno era ventoso e molto limpido, e navi e tralicci e gru, e paesi e alberi e campi di girasoli già quasi appassiti e di granoturco non ancora maturo si stagliavano nitidi in un cielo turchese, di quelli a cui pensare d’inverno, quando il mondo non colori. Ho pensato a lei, come le dicevo, e a un libro che da poco mi è passato tra le mani, di Jack London. Un libro che uscirà fra qualche mese in una nuova traduzione, e che in inglese s’intitola “The mutiny of Elsinore” Non m’è piaciuto, glielo dico subito, un po’ perché London ha una scrittura difficile, a volte estremamente lineare, quasi filmica, e a volte molto contorta, piena di espressioni colloquiali e marinare che forse la mia conoscenza dell’inglese non mi ha permesso di decifrare con chiarezza e di gustare, un po’ perché è un romanzo non risolto, nella narrazione. O almeno a me è sembrato così. Ma non voglio parlarLe di London. Voglio parlarle di una nave, la Elsinore, che è la cosa più pregevole in questa storia, a mio parere. Un cargo a vela – uno degli ultimi – che l’autore inserisce in tutte le situazioni di mare e di cielo, al buio, nella tempesta, nei tramonti boreali e nella bonaccia più immobile, sotto la luna e nella nebbia più fitta. Una nave descritta in tutti i suoi particolari, l’interno, l’esterno, gli alberi, le manovre, le stoviglie, le cuccette, e corde e sartie e vele e timone e quant’altro, e che certamente le piacerebbe. Una nave metaforica – credo – che rappresenta un mondo che va verso la fine e lo sa. Come il nostro, come quello raccontato da London, come molti altri che nel tempo si sono susseguiti. Passando da qualche parte in Liguria, forse a Sampierdarena, ma non sono sicura, il treno costeggia un enorme edificio industriale dismesso, abbandonato, arrugginito, con quell’aria inquietante che spesso tali edifici hanno. Ho pensato che era una coincidenza che le sarebbe piaciuta. Navi e gru poco prima e questo scheletro mastodontico ora, e io nel mio treno di gente rumorosa che andava o tornava dalle vacanze. Un mondo in movimento e uno in rovina e un osservatore seduto in un treno che può guardarsi, guardare e guardare fuori. E tutto è interessante, dentro di sé, dentro il treno, fuori dal finestrino. Solo che tutto non si riesce a guardare e a raccontare. Ho pensato che è anche per questo che mi piace tanto leggere. Perché qualcun altro vede e racconta e uno non si sente solo davanti alla complessità del mondo. Se mi leggesse forse starebbe già sbadigliando. Insomma, volevo dirle che quell’itinerario inconsueto, su un treno diverso e con una fauna umana (molto) diversa da quella che incontro nella tratta che generalmente percorro, mi è piaciuto e mi ha dato da pensare. E che aver appena letto di quella nave, la Elsinore – un bel nome, le pare?  – passando da città di mare mi ha regalato intrecci di pensieri che – ormai lo saprà – sono per me un motivo di gioia dell’esistenza . Insomma Messer Papillon, mi vuole lasciare in pace? Me ne vado in treno, con il mio libro solitario in mezzo a bambini urlanti e madri ignave, e ragazze rumene che vanno a San Pietro, e un fighetto biondino con occhiali da sole a specchio di bianco vestito che scenderà con un segno di evidenziatore giallo per tutta la lunghezza della manica (lunga), senza che la madre dell’imbrattatore abbia fatto nemmeno un plissé e senza che nemmeno lui, il fighetto, abbia nemmeno mosso un solo muscolo facciale, e una ragazza capotreno talmente simpatica e gentile da doversi quasi ricredere sulle ferrovie, insomma me ne vado in treno fra tutta questa gente da osservare e mi salta fuori Lei, e la Elsinore, e il porto di La Spezia o di non so dove. La finisca, per favore, e non si allarghi troppo. Ha capito?
 
Sua (?)
 
Musette B/N

Musette
 
Ps. Non mi ricordo che gioco stavamo (stavo) facendo. Così le segnalo un’altra coincidenza. Il giorno dopo essere arrivata a Roma ho letto un bellissimo articolo di Pietro Citati sul Corriere della Sera. Per parlare di Cervantes lo scrittore ne descrive il mondo, la Spagna , unre indeciso, le genti e le navi. Un bellissimo articolo, quasi un racconto. E di nuovo le navi. Penso che Lei l’avrà letto (portava sempre molti giornali quando La incontravo). Chissà, magari l’abbiamo letto contemporaneamente. Certo io L’ho pensata. E Lei, Messer Papillon? Dove vanno i suoi pensieri?

 

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Una donna che viaggia leggendo e che legge viaggiando.
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3 risposte a Di navi e treni lungo il mare. Vuole lasciarmi in pace, Messer Papillon?

  1. Tristano ha detto:

    Quante volte ho percorso in treno le coste della Liguria, quasi sempre in uno stato meno contemplativo del tuo (la delusione o l'ansia o la rabbia per i ritardi essendo sempre in agguato)… Hai descritto benissimo il catafalco industriale di Sampierdarena (più precisamente di Cornigliano). Ciao. Bello ritrovarti su queste pagine.

  2. Musetteontreno ha detto:

    Grazie, Gentil Tristano.
    Non parlo per scelta delle arrabbiature, dei ritardi, dei disservizi dei treni, perché voglio che questi miei viaggi diventino spazio lieve, di contemplazione, come dice giustamente Lei. Una piccola isola che non c'è, e che cerco di far esistere.

    Musette

    ps. Se ne ha voglia legga, La prego, un post di circa un anno fa, dove si parla di Liguria e di un bellissimo Libro che spero Lei abbia letto. Lo trova cliccando sulla parola riviera nell'elenco denominato chiavi. (Mi scusi ma non mi ricordo come si fa a copiare il link)

  3. BlackPassion7 ha detto:

    sei partita da terre suggestive, indubbiamente,
    Spero questa lunga assenza nn sia dovuta a qualche ripristino di galleria che bloccava ogni partenze . ^_^

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