Cranach e della scrittura a quattro mani (con un abbraccio)

                                                                                                                           31 gennaio 2011
 
Caro Messer Papillon,
 
è l’ultimo giorno di gennaio e ciò mi regala un inatteso buon umore. Gennaio è il mese più lungo dell’anno, per me; non solo per evidenti ragioni climatiche, ma anche per una sorta di diluizione, di rallentamento che incomincia il giorno dopo Natale, si trascina stancamente fino all’Epifania e poi rende il resto del mese una specie di elastico che si allunga e sembra sempre potersi allungare ancora. E oggi, finalmente, finisce. Ci ho pensato in treno, ieri sera, – diversi viaggi in questo periodo, ma quasi sempre in orario serale, al buio, senza paesaggio dai finestrini se non qualche marciapiede di stazione o qualche luce nebbiosa dispersa nella notte – ci ho pensato in treno, dicevo, e questo pensiero si è sovrapposto a quello della mimosa appena accennata di giallo che ho visto ieri nella sua città, a ridosso della terrazza del Pincio che mi ha rallegrato gli occhi e il cuore, inattesa e fortuita, come dice Ungaretti. Gennaio finisce e mentre Milano soffre un nevischio grigio che rabbuia il cielo nei freddi giorni della merla, Roma apre lo sguardo su fiori e agrumi maturi, e cielo, e tetti e cupole imponenti. Ma Lei lo sa meglio di me ed è inutile che mi dilunghi troppo rischiando di farLe perdere la pazienza. (Lo so che non mi legge, ma sa… devo pur far finta di illudermi, perché altrimenti non mi rimarrebbe che riconoscere una sorta di follia in questa comunicazione a senso unico, senza risposte e perfino senza interlocutore)
Sabato sono stata alla mostra di Cranach, a Villa Borghese. Una vertigine di bellezza, Messer Papillon. Il luogo, i quadri, le sculture, il parco, infine l’affacciarsi su quella terrazza dove, stranamente, nei miei vagabondaggi romani non ero mai stata. Una vertigine ed il pensiero sottile che lì avrei potuto incontrarLa e che ci saremmo guardati, stupiti, un po’ divertiti un po’ imbarazzati, perché sono certa che Cranach le piaccia e, anzi, susciti in Lei moti profondi dell’animo. Ho addirittura pensato a un racconto da scrivere con Lei, Messer Papillon, a quattro mani, capitoli alternati della storia di due sconosciuti che si incontrano a Villa Borghese davanti alla sensualità conturbante di un quadro di Cranach. Sarebbe un bel gioco, non Le pare? Quale quadro sceglierebbe, per cominciare? Eva? Una delle Lucrezie? Venere o una Madonna? Li ho guardati tutti, Messer Papillon, attentamente, cercando di immaginare quale Le sarebbe piaciuta, quale viso, quale espressione, quale acconciatura o foggia d’abito e di sguardo. Speravo che ci fosse un quadro, Messer Papillon, che invece non c’era: una Venere con un favo di miele che è conservata alla National Gallery di Londra. Invece ce n’era un’altra, altrettanto diafana e algida, ma senza quel contesto intricato che mi rende ancora più preziosa quella di Londra. Era quella l’immagine da cui avrei fatto incominciare una narrazione a quattro mani con Lei, Messer Papillon, ma, dato che non c’era, ne ho scelta un’altra: Come dice? Eva? No, Messer Papillon, Eva è talmente palese nella sua nudità da rendere meno efficace il gioco del disvelamento attraverso la scrittura che mi piacerebbe fare con Lei. No, non ci siamo: è un altro il quadro da cui vorrei partire, ma non glielo dico ora, lo farò un po’ alla volta sperando che Lei  lo indovini dagli indizi che disseminerò qua e là nelle mie prossime lettere, se non smetterò di scriverLe. Sono certa che questo gioco Le piacerebbe, Messer Papillon, perché ha in sé una possibilità di Avventura nel senso in cui mi sembra di aver capito Lei intenda questa parola, con la A maiuscola, appunto.
Si ricorda quel che Le scrivevo l’altra volta a proposito della mia idea di Sud? La mostra di Cranach mi è piaciuta anche per un motivo che in qualche modo mi ha fatto ripercorrere quei pensieri. Le sale sono concepite in modo “analogico” -va bene, sì, non tenga conto dell’ultima frase, adesso riscrivo, non strilli, per carità.-  Le sale sono organizzate accostando i dipinti di Cranach a quadri – di altri autori – di più o meno analogo soggetto già presenti nella Galleria Borghese. (Va bene così?) Nella sala di Adamo Ed Eva, per esempio, è esposto l’Amor Sacro e l’Amor Profano di Tiziano, mentre i soggetti sacri sono vicini a una magnifica Madonna di Bellini. Bé? Che c’entra il sud?-Dirà Lei. Che diamine… sia paziente, ora ci arrivo. Nella sala dei ritratti, in mezzo ai visi pallidi su fondo nero di Cranach, spicca di luce la Dama con l’unicorno di Raffaello. Sullo sfondo, dietro di Lei, un paesaggio, un’aria azzurra, un respiro come della mimosa che avrei visto di lì a poco nel parco verso il Pincio. Anche alcuni ritratti di Cranach – non molti – hanno paesaggi sullo sfondo, ma i colori sono lividi, violacei, terribilmente freddi. Eccoli lì, il nord e il sud, e quel che le dicevo l’altra volta che si mostra così evidente da non aver bisogno di commento. Quando vengo a Roma, Messer Papillon, il cielo mi fa l’effetto di quell’azzurro di Raffaello in mezzo ai colori cupi di Cranach: una finestra che si apre, un soffio, una carezza e soprattutto, come Le dicevo prima, un respiro. Non che quei grigi e quei viola non mi diano emozione, però, tutt’altro: li guardo e ritrovo la mia linea d’ombra interiore perché nel contrasto con le pelli trasparenti delle donne ritratte assumono su di sé l’oneroso compito di suggerire le oscurità acquattate dentro ciascuno di noi. Ho bisogno di tutti i colori, Messer Papillon, ci ho pensato in quella sala, e l’altrove mitologico che nella mia testa è il sud con la sua luce satura è tale solo perché sono impregnata in ogni cellula di grigio, di freddo, di cieli senz’alba e senza tramonto. E così ogni volta l’occhio cerca l’azzurro di Raffaello e l’anima ne gode, assaporandone gioia sempre nuova. Una gioia che deriva dall’assenza: come se Lei improvvisamente mi ri-scrivesse, Messer Papillon.
Nemmeno un libro in questa lettera: è troppo tardi e devo lasciarLa. Anzi, mi è venuta un’idea, non la saluterò normalmente, oggi, ma con un abbraccio, come ne  l’abbraccio, un piccolo delizioso libro di David Grossman illustrato da Michal Rovner. Siamo tutti soli, dice Grossman, non solo in questo libro,  e “proprio per questo hanno inventato l’abbraccio”. A Houellebecq si torcerebbero le budella; anche a Lei, credo. 
Io però L'abbraccio lo stesso, Messer Papillon
                  
Musette B/N

Sua  
Musette
  

Ps. Ricopio dopo quasi due settimane. Nel frattempo treno, clima più dolce, un pesco fiorito tra i fori imperiali, mimose sfavillanti ovunque nella sua città. Accidenti: mai una volta che io riesca a raccontare qualcosa in tempo reale. Cara vecchia carta, francobollo, imbucare in ritardo, attendere la risposta, tergiversare e poi incolpare le poste…

pps. Eccola qui la Venere di Londra, quello che speravo di vedere a Roma. Le piace, Messer Papillon?

L.Cranach-Venere-e-Cupido-1529

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Una donna che viaggia leggendo e che legge viaggiando.
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7 risposte a Cranach e della scrittura a quattro mani (con un abbraccio)

  1. stephi ha detto:

    posso dire che la Sua lettura Musette mi    d e l i z i a!
    che nostalgia della mimosa romana esplosa! devo accontentarmi dei grigi violastri nordici…. Fruehlingssehnsucht…
    Grazie –

  2. Musetteontreno ha detto:

    Cara Stephi,
    grazie per il Suo commento.
    Le mando il colore delle primule gialle che oggi ho visto al mercato.

  3. stephi ha detto:

    ah ecco, con questa missiva di giallo primula va molto meglio…

  4. anonimo ha detto:

    I love your train of thought. A small Trabi in a poppy field led me to the scompartimento from which you watch the world go by.

    Tu-tun/Tu-tun…
    StripedCat

  5. Musetteontreno ha detto:

    Dear StripedCat,
    thank you very much. The little Stephi's Trabi goes and looks for yellow mimosa: I like to think that in Rome I saw the same mimosa you were taking the picture of. (It' s very beautiful, your fotografia)
    Sorry for my poor english

    Tu-tun/Tu-tun…

    Musette

  6. anonimo ha detto:

    Gentile Musette, Chère Trabi
    domani RomMilanExpress…quindi Christopher Isherwood "Prater Violet".
    La copertina viola di Adelphi è irresistibile…
    Vostra
    StripedCat
    (tu-tun tu-tun…)

  7. stephi ha detto:

    Gentilissima Musette,
    io oggi non mi sono proprio mossa dalla mia postazione nordica, nessun treno mi ha portata in nessun dove o altrove. il giallo primula speditomi così premurosamente ha perso la sua luce e il suo colore davanti al di nuovo regnante freddo barbino, e temo che anche la mia amica felina a righe non riesca a catturare in questo momento nessun giallo mimosa …
    ci resta solo pazientare ed aspettare la primavera come una nuova missiva di Lei, Musette, viaggiatrice.
    Le auguro tutta la pazienza nell'attesa di colore e calore.
    la Sua smunta ed infreddolita e molto impaziente 
    Stephi in Trabi
    (Tu-tun/ Tu-tun…

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