Di un titolo e di un Lettore. Anzi, “del” Lettore. E di un nome nuovo, che è molto più di un vestito.

Dear -the-Reader,
così cominceranno le lettere di Musette, d’ora in poi. Ma “the” Reader non sarà solo un lettore generico, qualsiasi lettore, come affettuosamente suggeriva qualcuno in un commento. No.
Musette vuole scrivere a qualcuno che ha in mente, perché quelle parole sono pensate per lui o per lei, e non si possono usare le stesse parole con tutti. E Musette, anzi, Musette-non-musette  (bellissimo nome nato per caso nei commenti a queste pagine, proprio adatto, perché Musette è Musette e quelle sono le cose di cui vuole scrivere, treni, libri, piccoli spostamenti e spaesamenti, e neve e pioggia e luce e ombre della sera, e il tempo che passa e fili che si incrociano, ma è anche non-più-Musette, perché Musette scriveva a Messer Papillon, e cambiando interlocutore Musette non potrà essere più la stessa, e la sua lingua e le sue parole dovranno modificarsi, se pure impercettibilmente) Musette-non-musette, stavo dicendo, oggi ha deciso. Era tanto che quest’idea le girava in testa, ma il titolo di un articolo sul Corriere della sera di oggi le ha fatto pensare sì, questo è l’interlocutore. Perché un interlocutore ci vuole: Musette voleva scrivere lettere, e vuole continuare a farlo, perché le piace che le sue parole siano rivolte a qualcuno di prescelto, perché è a lui, o a lei, che Musette vuole pensare quando scrive, ma non-Musette non vuole più scrivere a Messer Papillon che ha declinato l’invito, perché le sembra un po’ patetico, come ha già cercato di spiegare. Così Musette e non-Musette si sono guardate in faccia, leggendo un titolo magnifico di un articolo mediocre:
Va bene, ha detto non-Musette, lettere, però decido io a chi si scrive.
Va bene, ha risposto Musette, basta che siano lettere.
E così è deciso: Musette-non-musette scriverà a quel lettore. Il Lettore. The Reader. È un lettore per eccellenza, silenzioso, fedele. Da mesi legge – o non legge , date le lunghissime pause – queste pagine. Legge da molto lontano. Musette-non-musette lo sa dalle statistiche del blog. Compare regolarmente, dall’altra parte dell’oceano, con la sola indicazione del paese da cui si connette, niente nomi nè blog nè indirizzi, niente commenti, compare e scompare, e Musette-non-Musette si è chiesta diverse volte come sia possibile. Forse leggeva Musette e poi si è trasferito ( o trasferita). Oppure cercava qualcosa e si è imbattuto in Musette, per gli infiniti casi che governano o non governano le nostre vite. Certo sa l’italiano, o è italiano. Certo sta negli Stati Uniti, o ci va spessissimo, ma è quasi certo che quella giusta sia la prima ipotesi. Musette-non-musette è felice, quando vede che nella cartina statistica gli Usa si colorano di rosso, o di arancio. Le sembra di vedere un ponte tibetano che collega due sponde altrimenti lontanissime: e Musette-non-musette ha un debole per i ponti, soprattutto se sono sospesi, sul tempo, sullo spazio, sul mare. “La tempesta perfetta” si intitola oggi un articolo sul Corriere che racconta della tormenta di neve americana. Di nuovo un bellissimo titolo, che potrebbe appartenere a un romanzo. L’ha letto stamattina in un caffè, Musette-non-musette, e ha pensato a the Reader, che forse sta in quella parte degli Stati Uniti, e oggi starà in casa, e magari passerà di qui. Ed è stato così, perché oggi gli Usa si sono accesi di rosso, nella cartina, e Musette-non-musette ha pensato che fosse un segno e che bisognava proprio fare così, scrivere cartoline dal treno, e da Milano, e da Roma – che sono le sue città – e dalla metropolitana, e dalla bici, e tutte indirizzate allo stesso lettore, il lettore. E raccontargli dei libri che si leggono qui, e della luce che si respira, e della neve tra Bologna e Firenze dell’ultimo viaggio, e di Roma che all’arrivo sembrava una città del Mediterraneo, una mimosa già accennata di giallo e un’aria dolce della prima primavera, e di Milano che oggi è freddissima e sembra aspettare la neve come New York. Sì, bisogna raccontare, perché forse a the Reader manca un po’ questo paese, o forse lo vorrebbe conoscere, o forse lo conosce ma quasi non se lo ricorda. Chissà, magari the Reader sta in California, in ciabatte e bermuda, ma a Musette-non-musette piace immaginarlo nella tempesta di neve, che guarda fuori dalla finestra in cerca di un po’ di luce, e tira un gran vento e i fiocchi si arrovellano intorno ai lampioni come fossero pensieri. Poi smetterà, e ci sarà un momento tutto bianco, puro come una pagina nuova che aspetta il segno, e poi ci sarà una traccia e poi molte tracce, e poi quella purezza si corromperà e la neve diventerà grigia e alla fine si indurirà ai bordi delle strade, illivedendole. Ma è quel momento, quel momento di purezza assoluta che si attende. Quel momento che vale tutto il resto (sempre che la casa sia calda, non ci siano guai troppo grossi e tutto si esaurisca in aerei bloccati e città nel delirio: the Reader non si preoccupi, Musette-non-musette ha il senso della realtà). Una tempesta perfetta per stare in casa a leggere, o a scrivere. È per questo che Musette-non-musette oggi ha deciso di scrivere: perché the Reader possa leggere mentre fuori la neve copre ogni cosa. Musette-non-musette scriverà presto: in realtà ha già scritto una lettera a The Reader, ma prima vuole essere sicura che the Reader sia d’accordo. Vuole vedere il suo passaggio sulla cartina del computer e non trovare nessuna nota, nessun commento, niente di diverso dal solito. Questo silenzio sarà il segno, come la neve intonsa, e Musette-non-musette si sentirà autorizzata a continuare. Se invece the Reader s’infastidisse – cosa che Musette-non-musette non vorrebbe mai – Musette-non-musette è certa che the Reader glielo farà capire, e lei non se ne avrà a male e cambierà direzione. È che questa idea a Musette-non-musette piace molto, perché the Reader esiste, ma le consente di immaginare ciò che vuole, e nello stesso è immaginato, ma reale, e compare sullo schermo sotto forma di un paese che prende colore.
E poi the Reader è il titolo di un libro amatissimo, e questo non può che essere foriero di buone cose.

(la firma non c’è, perché questa non è ancora una lettera)

p.s. Musette-non-musette ha pensato a lungo se mettere due maiuscole, Musette-non-Musette, ma poi ha deciso di no: in fondo questo è il suo nuovo nome, e si scrive tutto attaccato, e in ogni nome tutto attaccato c’è una sola Maiuscola, all’inizio. E poi a Musette-non-musette le sembra già di tirarsela troppo con questo nome così cervellotico, ci mancano solo due maiuscole.

p.p.s. Musette-non-musette non lo sa se the Reader è un uomo o una donna, e sa che sarebbe politicamente corretto mettere sempre il maschile e il femminile, ma il politicamente corretto è terribilmente noioso, e spesso sembra utilizzare un linguaggio da anagrafe tributaria. Questa volta l’ha fatto, un paio di volte, ma qualora si continuasse, Musette-non-musette non si rivolgerà più a the Reader con le doppie parole (lui/lei) o finali di parole (o/a), tanto è (quasi) certa che a the Reader non gliene importi. E comunque è insopportabile, nella lettura.

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Informazioni su Musette-non-musette

Una donna che viaggia leggendo e che legge viaggiando.
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9 risposte a Di un titolo e di un Lettore. Anzi, “del” Lettore. E di un nome nuovo, che è molto più di un vestito.

  1. robertomeister ha detto:

    Ben trovata Musette-non-musette…

  2. stephi ha detto:

    guarda, non ho ancora letto ma la gioia della ricomparsa esige un commento pieno zeppo della medesima!
    e adesso mi accingo alla lettura

  3. stephi ha detto:

    ti prego, the reader, non ti muovere!

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