Troppo buio e budella attorcigliate

Messer Papillon,
ce l’ho con Lei, glielo dico subito. Con Lei che non mi scrive più. Ma insomma, Messer Papillon, Le sembra una bella cosa? Vuole che migriamo? Migriamo… Vuole che restiamo? Restiamo… Tutto, purché  Lei ricominci a scrivermi. Del resto è stato Lei ad attaccare bottone, in quel giorno d’estate in cui leggevo tranquilla sulla banchina aspettando il treno. Ed è stato Lei a propormi questo gioco, di incrociare le nostre letture e i nostri viaggi di andata e ritorno. Mi piaceva trovare i suoi messaggi, Messer Papillon, e adoravo aspettarli. Mi piaceva leggere delle sue letture e mi piaceva quella sua ironia burbera e licenziosa. E soprattutto mi piaceva che fosse rivolta a me. Basta? Tutto finito? Lo so, il motivo, l’ha spiegato a chiare lettere, ma… è possibile che Lei sia così categorico nelle sue decisioni?  E poi… cosa Le devo dire… io continuo a prendere il treno e non posso che pensarLa ogni volta, Messer Papillon. Mi chiedo che cosa stia leggendo, quali percorsi fanno i suoi pensieri, se questa settimana ha preso il treno, se magari gioca con qualcun altro – altra, per quel poco che ho capito di Lei – come prima giocava con me. E, mio malgrado, ciò mi indispettisce. Perché di nulla sono gelosa, Messer papillon, come delle parole. E pensare che magari ora Lei scrive le sue missive ad altri indirizzi mi attorciglia le budella e i pensieri. Gliel’ho detto, oggi ce l’ho con Lei. Sarà che sto viaggiando di sera, che fuori è buio, che mi vedo riflessa nel finestrino come fosse uno specchio, che le luci si frangono sui vetri mescolandosi alle immagini virtuali di me e degli altri passeggeri: i piani si spostano, si accavallano, si rompono come nella fiaba di Alice nel paese delle meraviglie. Tutto cambia, nulla è reale. O forse la realtà è così frammentaria che sembra impossibile leggerla, o almeno trovare un filo per cucire insieme i pezzi. “Chi sei tu?” chiede il bruco ad Alice. Chi è Lei, Messer Papillon? Che domanda stupida. Mi merito il pensiero e la risposta di Alice “…Non era molto incoraggiante come inizio di conversazione: Alice replicò piuttosto timidamente, "Io… io non lo so, signore, ora come ora… almeno so chi ero quando mi sono alzata stamattina, ma penso di essere cambiata parecchie volte da allora"…” (Non so il libro a memoria, Messer Papillon… Ce l’ho con me, oggi, perché ne ho appena visto una trasposizione teatrale e volevo rileggere alcune cose che non mi ricordo.) 
Insomma, Messer Papillon, questo suo silenzio oggi mi inquieta; rileggo le lettere che mi ha scritto e mi chiedo se me le ha scritte per davvero. Eppure sono lì, parole nere su foglio bianco, se pure non di carta. Sarà che partire tardi non mi piace, l’imbrunire dal treno è un’agonia lunga come il pozzo in cui precipita Alice. O sarà che ho pensieri per la testa e Carroll non era la lettura giusta, questa sera. O sarà che averla vista settimana scorsa, con il capo chino, mi ha turbato più di quanto pensassi, e preferisco arrabbiarmi che preoccuparmi per Lei. Basta. Troppa malinconia. Troppo buio. Andrò al bar a comprarmi del cioccolato. Per fortuna Lei non mi legge – o non mi commenta, non so – in questo periodo. La prossima volta sarò più leggera, glielo prometto. 

Sua

Musette B/NMusette

Ps. Per il gioco: il diario di Jane Somers, di Doris Lessing (mi è venuto in mente adesso, mentre stavo per chiudere: meno male.)

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Informazioni su Musette-non-musette

Una donna che viaggia leggendo e che legge viaggiando.
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