Giallo vecchio e giallo nuovo, di limoni e mimosa

–> Caro Messer Papillon,

non sono in treno ma le scrivo ugualmente (che dice, devo preoccuparmi? Sta diventando una malattia?) Da quando l’ho fatto l’ultima volta mi turbinano in testa titoli di libri che contengono nomi, cognomi e nomi e cognomi. Ma abbiamo detto (veramente ho detto) che valgono solo i libri che hanno nel titolo nome e cognome: dunque, mi sono venuti in mente Agnes Browne (mi sembra che sia una trilogia, quindi tre punti), poi La vera storia del pirata Long John Silver (veramente questi non li ho letti, li ho visti oggi in una libreria della sua città), La prodigiosa storia di Peter Schlemil, di cui abbiamo a lungo parlato, Il giornalino di Gian Burrasca ( non è un cognome, lo so, non alzi il sopracciglio in quel modo, l’ho fatto apposta) L’anno della morte di Ricardo Reis, di Pessoa, e il magnifico La morte di Carlos Gardel, di Lobo Antunes. Guardi un po’, due morti in due titoli con nome e cognome di due autori portoghesi: come sempre parlare con Lei fa emergere trame sepolte da qualche parte nelle mie letture. Forse è anche per questo che mi piace tanto scriverle. (certo… mi piaceva di più poterla anche leggere, ma mi sa che per ora mi devo accontentare.)

Anche di Gardel abbiamo già parlato, ricorda? Era estate, allora, e il languore del tango si addiceva a quelle giornate assolate. Allora, se avessi già letto La piazza del diamante, di Mercè Rodoreda, le avrei parlato di una balera all’aperto, in quel di Barcellona, vicino alla Placa de Catalunya. Una balera adatta ai tanghi di Gardel, Messer Papillon. Ma allora non l’avevo ancora letto, questo romanzo così struggente. (tra un po’ potremmo fare un altro gioco, nomi di strade o palazzi o città nei titoli dei libri: l’architettura e la geografia fissate in un titolo. Ho già l’acquolina in bocca…) Comunque non è per questo che le scrivo oggi: volevo dirle che l’altro ieri, scendendo dal treno, l’ho intravista. Ho viaggiato di mercoledì, inconsuetamente, e quando sono salita sul treno non ho nemmeno pensato di cercarla. Di solito vado al bar a bermi un caffè, e attraversando le carrozze guardo tutti i passeggeri, per la mia inalienabile curiosità, da un lato, ma anche per cercare Lei; (sì, è così, pensi un po’… ) L’altro giorno, invece, me ne sono stata seduta al mio posto a leggere, a guardare i pali della luce e a pregustarmi quattro giorni di vacanza. Poi, scendendo dal treno, l’ho vista sul marciapiede davanti al vagone prima del mio. Avrei voluto chiamarla e proporle di andare a bere un caffè, ma non l’ho fatto. L’ho vista pensieroso, Messer Papillon. Aveva quel suo bel cappotto d’altri tempi, una specie di mantella di loden verde, e la sua solita borsa di cuoio che, da come la portava, doveva essere piena di libri. Ma c’era qualcosa, Messer Papillon: la sua andatura era più lenta, e, soprattutto, teneva il capo abbassato. Non guardava il mondo, come fa di solito, con quell’ aria assetata che ho notato in lei ogni volta. Mi è sembrato che chiamandola l’avrei disturbata, o imbarazzata, non so. Insomma, ho sentito che non era il momento giusto. Perciò me ne sono stata ferma, vicino a un cestino della spazzatura, mi sono accesa una sigaretta e ho aspettato che Lei si allontanasse. L’ ho guardata muoversi tra la gente sul marciapiede finché non l’ho persa di vista. Lei non ha mai alzato la testa, però. Così, Messer Papillon, in questi due giorni, qui, in vacanza nella sua città che ormai è anche un po’ mia, mi sono sorpresa a pensarla spesso, a chiedermi se sia successo qualcosa o se Lei fosse semplicemente stanco. (in realtà credo di no; ci sono dei momenti, nella vita, in cui guardiamo fuori di noi con una lucidità senza incrinature: come se qualche volta, inaspettatamente, i nostri sensi si dilatassero per cogliere ogni sfumatura, e un’immagine nitida si trasformasse in un sapere improvviso. E mi creda, mercoledì, quando l’ho vista, è stato così.) Non mi guardi in quel modo, per favore. Lo so che lei è uno scettico razionalista che non ama indulgere a interpretazioni che definirebbe sprezzantemente sentimentali. Piuttosto mi scriva, mi prenda in giro per la mia melensaggine da quattro soldi, mi ribatta come un ciabattino che cambia i tacchi: altrimenti mi troverò a preoccuparmi per Lei, mio malgrado. Sa cosa le dico? Adesso esco. Stamattina pioveva e ora c’è il sole. Un vento a raffiche spazza le strade. Dalla mia finestra vedo in un giardino il giallo vecchio dei frutti di un limone e quello nuovo di una mimosa fiorita: penso che qui è già arrivata la primavera. Chissà se Lei se ne è accorto. Io ci ho pensato mercoledì, in stazione, mentre la guardavo allontanarsi. Durante il viaggio avevo visto ancora neve e cieli implacabilmente grigi. Qui pioveva, ma l’aria era dolce. Ho pensato al languore dell’estate, alla balera di Mercé Rodoreda, alla colombaia sporca e maleodorante dove Natalia, la protagonista, sembra improvvisamente rendersi conto di tutto il dolore che la vita le sta riservando. Ma la vita nasconde sorprese: si muore e si rinasce, a volte, e Natalia, pur straziata, lo saprà. A Roma settimana scorsa ha nevicato, stamattina pioveva e ora c’è il sole, e un gran vento, e la temperatura è mite come una carezza. Finalmente, Messer Papillon. La prego, si guardi intorno, e alzi la testa: non la posso vedere che se ne va così, a capo chino, mentre la primavera ci ingentilisce il cuore. Non è da Lei, suvvia, come la neve non è adatta a questa città di luce.

Sua

Musette B/NMusette
Annunci

Informazioni su Musette-non-musette

Una donna che viaggia leggendo e che legge viaggiando.
Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...