Simenon e il pube

Caro Papillon,

finalmente mi ha scritto, cominciavo ad essere un po’ impaziente. Non so, mi piace ricevere le sue lettere (queste due ultime, poi, iniziano entrambe con ‘Carissima Musette’: non è che, come le ho già chiesto a proposito di Rossini, – ma non mi ha risposto – Lei si sta un po’ illanguidendo? Mi sembra poco brusco, ultimamente.) Insomma, catturato dal libello licenzioso della Sconosciuta, anzi, catturato dalla sconosciuta, Lei vuol farmi credere che ha passato gli ultimi giorni a leggere Simenon? (Ecco un altro dei suoi numerosi pregiudizi: perché non dovrebbe piacermi Simenon? Non ho letto molti dei suoi infiniti romanzi, solo quattro, ma tutti mi sono piaciuti molto, storie e scrittura, soprattutto l’indulgere alla descrizione, al paesaggio, alla geografia minima dei luoghi e all’infinita varietà di rumori che li popolano. Ma, naturalmente,  se Lei vuole pensare che io non ami Simenon, solo perchè amo ancha autori vivi….) Certo, Simenon l’avrà letto, ma penso che avrà soprattutto letto e riletto il delizioso libello, che mi sembra in linea con la sua passione per l’aspetto licenzioso della vita e con le sue teorie sull’atto carnale. Già me l’immagino, lì seduto, incantato da una minigonna e dalla sua proprietaria. Durante quel viaggio non avrà nemmeno letto, e avrà cercato di attaccar discorso in ogni modo. Come ha fatto riportando di quel fascicolo pagine intere, cosicchè magari la Sconosciuta, lusingata dalle sue parole, si faccia avanti  e chissà… Mi risparmi le considerazioni sull’età, per favore, – da mammola, sì, tanto per non perdere l’abitudine di citarla -. Come se non avessi capito che tipo è. (A proposito… è geloso dei commenti alle mie lettere? Ha dovuto perfino ripensarci e puntualizzare che sarà perché sto ‘civettando troppo’? Che vuol dire ‘troppo’? Non le sembra un po’ ingeneroso, anzi, proprio taccagno e pure un po’ meschino come giudizio? Non le passa per la testa che ciò che scrivo possa suscitare maggior curiosità,  o qualcos’altro, di ciò che scrive Lei? No, evidentemente non le passa per la testa, e si appella al solito clichè del ‘successo’, mi perdoni la fuorviante espressione, di una donna legato al ‘civettare’. E meno male che ero io, l’egocentrica. In ogni caso mi sembra veramente che Lei abbia tempo da perdere: star lì a contare i commenti, che peraltro sono pochissimi). Comunque, come Le avevo già detto, volevo raccontarLe di un libro delizioso, audace, poetico, che ho riletto recentemente e che sembra fatto apposta per fare da corollario al libello della -sua- Sconosciuta. Si intitola “Il tuo pube nero befferà la morte”, è un piccolo libro di poesie illustrato con qualche disegno a matita, di un autore che si chiama Sebastiano Grasso. 

Sebastiano Grasso Il tuo pube nero befferà la morteLei ama la poesia, Messer Papillon? Mi sa di no, ma questo Le piacerebbe, ne sono certa. Già il titolo è potente, non trova? E poi c’entra con me e con Lei, in qualche modo. Ci sono molti treni, molti viaggi. Due amanti che vivono lontani. (non voglio dire che c’entra con noi perché siamo amanti, per bacco, non si allarmi e non mi fraintenda – vedo già che si sta seccando -; lo dicevo a proposito dei treni. Viaggi lunghi per la penisola, tempo sospeso, grandi spazi dal finestrino, pensieri, libri, attesa, vagoni, rotaie.) Dico che le piacerebbe perché la carne, l’eros,  l’amore, sono densi, in questo libro. C’è desiderio, sesso, mente. Ci sono luoghi, Milano, Venezia, una Sicilia di scirocco e limoni, e chilometri per raggiungerli. Palcoscenici dell’eros e scenari per l’incontro con l’altro, che è la vita. Lascia storditi. Lo terrò in borsa, per prestarglielo in cambio del libello della Sconosciuta, anche se si è reso un po’ antipatico, con quel commento dall’ altisonante titolo in latino. Comunque ne metto qui due, di poesie: una adatta al ‘gusto’ della Sensibile che l’ha tanto affascinata, l’altrache mi piace e che mi dà una bella suggestione di viaggio.

 

PROFILI

 

Sa di lavanda il tuo inguine,

col profilo di un monta

in miniatura. La lingua

scivola sulle ginocchia, risale

come la scala di un’armonica

a bocca, s’impiglia, farfuglia,

va per tornanti, strettoie,

mulattiere. E poi affonda.

 

RACCONTO

 

Non il vento che si porta via

I sogni, o i sospiri dell’ orgasmo,

ma lo scatto elettrico d’un termosifone.

Ascolta. Scivolo sul tuo racconto:

inarrestabile, minuzioso, interrotto

da fremiti, pressioni delle dita.

Centinaia di chilometri per fare

L’amore. Altrettanti per ripensarci.

 

Per chiudere, Le metto anche un brano di Simenon, che mi sembra adatto a questo registro su cui il suo book-crossing ci ha portato. Il signor Hire guarda dalla finestra una ragazza in una casa vicina. Lei si è sfilata il vestito nero, si friziona i capezzoli, si infila una camicia da notte e si toglie le ‘mutandine’. Il Signor Hire la guarda immobile appoggiato al vetro della finestra. Lei si accende una sigaretta e legge un romanzo. Queste le parole di Simenon: “Sul letto c’era una coperta rossa. Lei teneva la testa un po’ inclinata, il che accentuava il disegno delle labbra carnose, rendeva ancora più breve la fronte, più pesante la massa sensuale dei capelli fulvi, più turgido il collo, dando l’impressione che tutto il suo corpo fosse fatto di una polpa ricca, piena di linfa.” E’ bello, no? Quella coperta rossa, quel collo turgido, quella parola “linfa”. Un omaggio a Lei e alla sua linfa Sconosciuta. Dimenticavo: bellissima la foto di Simenon a Milano. E poi… Dopo quel sublime binariamente è obbligatorio che Lei si cimenti ogni volta in avverbi di argomento trenico che stanno diventando abbastanza terrificanti?

 

Leggendo in trenoMusette


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Informazioni su Musette-non-musette

Una donna che viaggia leggendo e che legge viaggiando.
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2 risposte a Simenon e il pube

  1. PierreLouys ha detto:

    Sulle perversioni di M. Hire è uscito, qualche anno fa, un film interessante. Non ricordavo la scena di Simenon, ovviamente bellissima (a Milano scendeva spesso perché aveva trovato l’unico sarto che gli confezionasse impermeabili su misura, mi pare vicino a piazza Sant’Alessandro).
    Quanto al pube, si apre un discorso infinito: per me la lingua che scivola, fila e s’infila, spennella e ritocca, guizza e rispalma la figa implume, è una delle gioie irrinunciabili dell’esistenza. Il pube nero befferà la morte, ma il pube glabro e quel sorriso verticale roseo e impertinente beffano tutti i pubi neri del mondo.
    Pierre

  2. Musetteontreno ha detto:

    Grazie di essere passato, Signore, e della magnifica dissertazione sul pube.
    Mercì

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