In treno.

 

pastoraleCara Musette,

sono un po’ deluso. Sul treno da dove le scrivo speravo di incontrla. Confesso: mi sono corrotto fino ad aver acquistato una di quelle diaboliche “chiavette” che ti condannano alla possibilità di connessione ovunque. E il massimo della perversione è che nessuno mi ha costretto a farlo. Lei assente, dunque, ho deciso di incignare questo coso proprio in suo onore, o a suo dispetto, decida lei.

Ma non la smetterà mai di considerarsi il centro dell’universo? L’invito alla pazienza era solo un riferimento a quanto appare sullo schermo quando uno entra nel blog in modalità “aggiorna”. Non ci ha fatto caso? Non dice “attendi”, ma “sii paziente” con quella virgola che occhieggia come un tic.

Ma veniamo a noi. Non sono Stendhal né Alberoni (si parva licet componere magnis), Musette, per cui non so elaborare teorie sull’innamoramento. Mi sono limitato a praticarlo in corpore vili di tanto in tanto nella mia vita, senza però mai pretendere di farne filosofia né di distillare per le future generazioni chissà quale valore esperienziale dalle mie modeste vicende personali, riassumibili nella massima: “Quando a tordi e quando a grilli”. Fra i tordi e i grilli, dunque, ci stanno bene, perché no?, anche le bambole meccaniche che, vivaddio, infine vanno in mille pezzi! D’altra parte, senza quella deliziosa follia libertina dell’amore, dono degli dèi per renderci più amabile la vita, l’esistenza sarebbe insopportabile, non trova? E per questa ragione non ho mai dimenticato la magistrale lezione di Maupassant. In un suo racconto, la vecchia nonna molto ancien régime raccomanda alla giovanissima nipote Betta, troppo sentimentale e alla vigilia delle nozze, di non confondere mai l’amore con il matrimonio. L’uno, per l’appunto, dono degli dèi, l’altro invenzione dell’uomo necessaria per regolare i rapporti patrimoniali. E quando la nonna ricorda alla nipote come ai suoi tempi una dama che non avesse avuto amanti sarebbe stata riguardata con sospetto, la fanciulla si scandalizza: “Ma nonna, che dici? Si ama una sola volta nella vita!”. “Nipote mia”, sconsolata ammonisce la nonna, “togliti dalla testa idee così sbagliate, altrimenti sarà un inferno la tua vita e soprattutto quella di chi ti starà accanto”.

La sua malinconia ha che vedere con queste vaghezze?… Cara Musette, mi raccomando, non mi faccia stare in pensiero e non si comporti come la nipote Betta: abbia più di un/una amante, non neghi i benefici di una dose fisiologica di disordine nella sua vita, e vedrà che anche le malinconie acquisteranno ben altra dolcezza e poesia. Suvvia, non arrivo a invitarla a condividere l’opinione del Gianni Agnelli nazionale, secondo il quale ” solo i domestici si innamorano”, ma almeno a ricordare, fra Les Péchés de vieillesse di Gioachino Rossini, quel duettino per soprano e mezzo dal magistrale titolo “O quanto son grate le pene d’amore”. Lo ascolti, me ne sarà grata.

Dalle sue parole, capisco che molto difficilmente leggerò il “suo” romanzo di Roth, nonostante che lei lo tenga in tanta stima e nonostante il mio amore per i guanti (ebbene sì, ho delle inquietanti forme di feticismo). Per due ragioni che hanno a che vedere solo con le mie idiosincrasie. La prima: troppa deflagrazione, troppa rovina, troppo tutto a pezzi. La seconda: essendo un lettore necrofilo, da tempo ho smesso di leggere libri di autori viventi. Devono essere morti da un bel po’, che il tempo li abbia decantati ben bene, li abbia sfoltiti, li abbia macerati e maturati, come il parmigiano reggiano. Ciononostante, le invio lo stesso l’immagine della copertina di Roth, sperando di farle cosa gradita. Dunque, in attesa di conoscere del suo viaggio in automobile che, le confesso, un poco mi ha ingelosito (traditrice!), quanto alla domanda se io vada o torni quando ci incontriamo, ebbene, le rivelerò un segreto molto riservato, confidando nella sua discrezione: in un senso vado, nell’altro torno. E qui smetto, dal momento che stiamo entrando in stazione.

Locomotivamente

b0d64d0a7079a2b2472968fb11aad8feSuo Papillon



PS. Prima di spedirle la lettera, voglio raccontarle una cosa. Seduta di fronte a me c’era una ragazza (sa com’è, avendo io superato come Perpetua l’età sinodale, per me sotto i quarant’anni sono tutte ragazze), un bel tipo, tipo minigonna e anfibi, pantaloni e tacchi a spillo, tanga e calzettoni, slip e autoreggenti, così, pane e caviale, champagne e salame. Un collarino al collo con una lettera “M”. A un certo punto del viaggio ha ricevuto una telefonata. Non so che disastro ha raccontato che le era occorso in cucina, tipo: “Io, ottima cuoca ho bruciato il pesce o meglio si è consumata l’acqua nella pentola a pressione mentre stavo cuocendo dei merluzzetti al vapore… il cestello in silicone si è sdraiato sul fondo della pentola come formaggio fuso e il merluzzetto è defunto, per non parlare della puzza. Si sono salvati solo i gamberi che avevo già cotto. Uff… Ed è sempre colpa tua, sì, tua, perché, mia luce, se tu mi mandi le foto del…”. A questo punto però si è alzata e non ho avuto modo di conoscere quale fosse il soggetto fotografico che l’avesse tanto distolta dai fornelli. Ma fin qui, poca roba, i soliti discorsi al telefono. Il fatto è, che arrivati in stazione, è scesa di corsa ed è scomparsa. Mentre raccoglievo però le mie cose, ho veduto che sul sedile aveva dimenticato una preziosa plaquette, con tutta evidenza una tiratura da collezionista che ha subito attratto la mia attenzione. Criptico il titolo: http://sensibilmente.splinder.com. L’ho appena sfogliata e…  Per ora non le dico altro e la lascio in sospeso.  Le assicuro, però, trattarsi di un libello… deliziosamente sfacciato, se la cosa non rischia di scandalizzarla. Chissà, una dimenticanza o una deliberata iniziativa di book-crossing?

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Una donna che viaggia leggendo e che legge viaggiando.
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