Sia paziente, tutto deflagra.

Caro Messer Papillon,

ha ragione Lei, su diversi versanti. Primo:  la maestrina puntigliosetta con la matita rosso-blu (esistono ancora le matite rosso-blu?). Mi pento e mi dolgo dei miei peccati, dicevamo da piccoli. Sì. Mi rilasso, perché quel che Lei dice è sacrosanto, e cercherò di non indulgere a questo vizietto della saputella che a volte, solo a volte mi creda, mi rende un po’ antipatichina.

Secondo: Offenbach. Certo! Non mi ricordavo di Schlemihl, nei racconti, ma molto bene mi ricordo della bambola meccanica che danza, e che mi ha molto impressionato quando ho sentito l’opera per la prima volta, non molto tempo fa. Una bambola meccanica che prende il posto dell’amata, e danza fino a rompersi con un orrendo rumore di ferraglia che al solo nominarlo mi fa rabbrividire (sa, non dico la erre…). E Hoffmann lì a guardare, impietrito, il proprio sogno che si spacca in mille pezzi. Come spesso succede nella vita, dei segnali – il rumore della chiave, il movimento meccanico – c’erano già, ma Hoffmann  non li ha veduti. E’ così quando amiamo qualcuno, Messer Papillon? Vediamo solo quello che vogliamo vedere? Eppure…  eppure… Mi scusi, sono un po’ malinconica, oggi, ma non intendo affatto tediarla con i miei stralunamenti.

Sto anche pensando a due cose, da quando ho letto la sua lettera  (perché mai avrei dovuto buttarla e non leggerla?). La prima è che voglio comprarmi quest’opera, (pensi… compero ancora i dischi, Messer Papillon, voglio dire i CD, e non scarico una sola nota dalla rete) e riascoltarla, perché quelle storie lavorano dentro di me, da un po’. La seconda è che sono stupefatta da quante assonanze ci siano tra quello che Lei mi ha raccontato, di Schlemihl e di Hoffmann, e il “mio” Philip Roth di Pastorale Americana. Anche lì il sogno, il sogno americano di una vita “non riprovevole”, si frantuma come un cristallo, con una bomba che una figlia adolescente mette in un ufficio postale. Una figlia che come la bambola meccanica è guardata con occhi amorevoli, che ne colgono la grazia, la bellezza, anche il dolore apparente, ma non scorgono l’abisso che in questa ragazza si sta aprendo. Il lato oscuro che ciascuno di noi più o meno nasconde, prende il sopravvento e distrugge tutto quello che trova davanti a sé. Nessuno di noi è “attrezzato per discernere l’intimo lavorio e gli scopi invisibili degli altri”, dice Roth. E il suo protagonista, come Hoffman, riesce solo a stare a guardare e già lo sguardo è troppo doloroso. Tutto deflagra: le vite individuali, la vita di coppia, la vita di una famiglia allargata, la vita di una città e degli americani che guardano alla televisione i loro figli che – sembra una battuta ma è una tragedia – lanciano bombe contro la guerra. Un ragazzone ebreo che giocava a basket, sognava di essere un vero americano e ce l’aveva quasi fatta. Tutto a pezzi. La distruzione e la morte stanno dentro la vita, e chi non le vede finisce come Peter senz’ombra. Strano no? Niente sesso in questo libro, niente desiderio. Tranne che per i guanti: i guanti che il protagonista e suo padre fabbricano cercando la perfezione. I dettagli, Messer Papillon, che cambiano la vita, come in quella poesia su un vestito bianco (tocca a lei indovinare…). Pagine memorabili che si possono solo leggere e rileggere. Non è facile raccontare questo libro, Messer Papillon, e non pretendo di farlo: solo qualche pensiero qua e là.

Quanto alla sua ultima nota, francamente non l’ho capita. E’ Lei che deve essere paziente? E con chi? Con me? Perché sono troppo lenta nel leggere e rispondere? Ma non era Lei che diceva di giocare controvoglia? Suvvia, Messer Impaziente Papillon… questa volta glielo dico io: si rilassi. La vita va oltre lo schermo e la velocità è una grande illusione. (o almeno io mi consolo così della mia lentezza, generalmente detta pigrizia).

Volevo raccontarLe di un viaggio in automobile, per una volta, ma mi sono già dilungata troppo. Solo un’istantanea: l’autostrada lungo la ferrovia e il treno, il nostro, che mi passa accanto. Ho pensato a Lei, messer Papillon: mi sono chiesta se Lei va o torna, quando ci incontriamo. Non so perché, ma mi son fatta l’idea che Lei torni, quando io vado.


Leggendo in trenoMusette

 

p.s. Lei a volte è insopportabilmente presuntuoso. (la mia memoria musicale è molto migliore  della sua… cito a memoria, tanto per fare un esempio).

E inoltre… Lei crede di sapere cosa mi piace o non mi piace, vero? Per quanto riguarda le cortigiane, per esempio, si sbaglia di grosso. Approfondirò, ne stia sicuro. 

p.p.s. Sia paziente.

 

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Una donna che viaggia leggendo e che legge viaggiando.
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2 risposte a Sia paziente, tutto deflagra.

  1. sensibilmente ha detto:

    [mi sono chiesta se Lei va o torna, quando ci incontriamo]…
    ci penserò tutta la notte

  2. Musetteontreno ha detto:

    Sensibilmente… un vero piacere trovarLa qui.

    musette

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