Binariamente: lo Svedese e Peter Schlemihl

Binariamente…

Magnifico neologismo, Messer Brusco Papillon.

Si tranquillizzi, nessuna suggestione, per il suo invito dopo un’ora.  Solo approvazione, perché detesto che mi si metta fretta. Già la vita me ne mette più di quella che io possa tollerare. Solo approvazione, quindi, indipendentemente dalle Sue motivazioni. Voleva scandalizzarmi? Ma quale motivo più imprescindibile della “Natura”, alle nostre azioni? Mi dispiace deluderLa, Messer Brusco Papillon, ma dopo questa Sua dichiarazione Lei mi risulta anche più simpatico. Perciò, ignorando completamente il Suo non celato desiderio, mi prendo la libertà di scriverLe di nuovo, dato che il treno, per un po’, non lo prenderò. Del resto se lo merita, dopo avermi importunato – sì, esatto – mentre leggevo sul binario, anzi sul marciapiede di fianco al binario, per essere precisi. Di più: si meriterebbe una dotta dissertazione su Philip Roth, dopo un’altrettanto dotta spiegazione scolastica su Manzoni e su Petrarca. E un’interrogazione la settimana prossima. Quanto al sudoku… come l’avverbio “binariamente”, da lei coniato, suscita in me solo un sentimento di invidia, non appartenendo i giochi coi numeri alle possibilità che la Natura mi ha offerto. Mi diletto di giochi di parole, invece. Chissà, quel suo “Binariamente” magari si potrebbe leggere come un esercizio di cambio di lettera… Voleva forse scrivere “Bonariamente”, Messer Bonario Brusco Papillon? Oppure era una parola composta, Binaria Mente, che lei aveva binariamente in mente, ma indirettamente? E’ una mente binaria, la Sua?  E in che senso, Messer Brusco Binario Papillon? Segue un binario, il suo pensiero? O è binario, o magari ternario o quaternario? Forse sì, dato che Lei mi consiglia la lettura di von Chamisso. Peter Schlemihl e la sua ombra. Peter Schlemihl e l’uomo grigio, Peter Schlemihl e il resto del mondo. Lei non ci crederà ma l’ombra del Suo conte c’entra con Philip Roth (Pastorale Americana, glielo dico solo perché Lei me l’ha chiesto così soavemente) molto più di quello che Lei possa immaginare. Anche lo Svedese (è un soprannome, pensi un po’, per distinguere un ragazzone ebreo solido e biondo… Del resto Schlemihl, un cognome, certo,  non è anche una parola Yddish che si usa per indicare qualcuno particolarmente sfortunato? Uno sfigato, si potrebbe dire)dicevo anche lo Svedese in un certo senso perde la propria ombra, e precipita dalle stelle alle stalle, tanto per dirla un po’ trivialmente. (Un altro sfigato, si potrebbe aggiungere). Come vede, la Sua “Prodigiosa storia” l’ho già letta. Non solo, ne possiedo una copia macchiata (forse) di caffè regalatami dall’editore in persona, molto tempo fa. Come Lei certo saprà, ci sono uomini che per sedurre le donne regalano loro libri, – i Loro libri –  e  per di più ci sono donne che si lasciano sedurre da uomini  che regalano Loro libri invece che perle o biancheria intima. (Oddio, un libro, un bustino stringato, e magari un lungo orecchino d’argento con una perla in fondo potrebbe essere una combinazione perfetta.)

Sa cosa mi ha fatto pensare? Chissà se era un caffè bevuto a un caffè del treno, quello che macchia il mio libro. L’ editore vicino a una sconosciuta che beve caffè (che orrore!) Poi il caffè si rovescia, l’editore perde la pazienza e, per farsi perdonare la scortesia, le regala il libro. Lei si mette a leggerlo, seduta al suo posto in quella certa carrozza – che bel nome -,l’attenzione sulla pagina e il retro-occhio al finestrino dove tutto sembra in movimento anche se tutto è immobile. Il gomito sfiora il gomito dell’ editore, e lei avverte un retro-corpo, oltre che un retro-occhio.  Poteva essere una  bella storia,  o almeno a me sarebbe piaciuta, perché, come le ho detto, amo molto leggere  viaggiando. Purtroppo, ultimamente, tra telefonini e lettori di musica che ti obbligano a sentire i bassi martellanti di brani che non avresti mai scelto, anche leggere un libro in treno è diventata faccenda spinosa, che ti obbliga a dire gentilmente (primo round) “Scusi… potrebbe abbassare un po’?” e a beccarti quello sguardo “Ma cosa vuole ‘sta rompicazzo?” oppure (secondo round) a mettere in scena qualche divertente performance multimediale che prevede gesticolazione concitata, intensità di voce sostenuta, velocità del parlato in progressione e generalmente un gesto finale piuttosto plateale, come sbattere il libro sul tavolino o  (l’ho fatto solo una volta) mettersi a cantare a squarciagola – che brutta parola – la canzone che l’altro sta ascoltando. C’è anche il terzo round, solo quando il treno non è pieno, che consiste nell’alzarsi e cambiare posto, ma francamente mi dà sempre una sgradevole sensazione di ritirata obbligata, come i francesi davanti a Mosca che brucia.Va bè, è inutile che mi dilunghi, vedo già la noia delinearsi sul Suo viso e non vorrei approfittare della sua soave pazienza .

Adesso… guardi, mi creda, mi piacerebbe molto parlarLe di Philip Roth, cosa che so Lei sta aspettando con ansia, che dico…  con desiderio… ma purtroppo… sono passate le due del pomeriggio e… Natura premet.


Leggendo in trenoMusette


p.s. non commento la Sua (come l’ha chiamata?) Beata ignoranza… Afasia…  Sta civettando con me Messer Brusco  Civettuolo Papillon?

 

 

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Informazioni su Musette-non-musette

Una donna che viaggia leggendo e che legge viaggiando.
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2 risposte a Binariamente: lo Svedese e Peter Schlemihl

  1. grilloz ha detto:

    libri e treni…quante suggestioni
    leggere viaggiando, o viaggiare leggendo?

  2. Musetteontreno ha detto:

    Entrambe le cose. Le due parole si fondono come i nudi di Klimt nella sua icona. Grazie del suo passaggio.

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