Che cosa sta leggendo?

Caro Signore col papillon,
sono contenta che, dopo averLa intravista tante volte leggere in treno, ci siamo infine rivolti la parola; o meglio, che Lei mi abbia chiesto in quel modo un po’ brusco “Che cosa sta leggendo?”, così, senza buon giorno o buona sera, né alcun prembolo stucchevole che certamente mi avrebbe fatto optare, come spesso succede, – non solo in treno – per la “maschera respingente” che mi consente di leggere indisturbata per tutto il viaggio. Invece la sua domanda mi ha spiazzato, e la sua curiosità per il mio libro, l’oggetto che più di ogni altro mi fa venir voglia di alzare lo sguardo su chi lo tiene tra le mani, mi ha divertito. Credo perfino di aver sorriso, rispondendole “leggo Philip Roth”, lì sul binario , intanto che il treno che entrambi stavamo aspettando, e sul quale ho già avuto modo di osservarLa e di notare che Lei legge sempre e non porta mai la cravatta, bensì inconsueti papillon o sciarpe di seta annodate al collo come uno scapigliato, intanto che il treno, dicevo, entrava in stazione. Perciò ho accettato il Suo invito al bar dopo un’ora dalla partenza. Anche questa dilazione mi è piaciuta. “Le va di incontrarci tra un’ora al caffè del treno?” Al caffè del treno, così ha detto. Tra un’ora, non subito. Bene. Ognuno sale sulla sua carrozza, cerca il posto, si fa la propria tana. Il libro, gli occhiali, la penna, la matita (Lei usa la matita quando legge?), a volte una tavoletta di cioccolato o una bottiglia d’acqua (dipende dalla stagione), a volte un quaderno. Il telefono spento, perché mi irrito immediatamente appena sento chiacchiere vane, affari più o meno pressanti o la trecentocinquantesima puntata di un combattimento amoroso divulgati alla povera plebe viaggiante da qualche indomito e maleducato narcisista che non viene mai – mai – minimamente sfiorato dal dubbio che quello che dice non solo non interessi a nessuno, ma possa risultare fastidioso o anche molto fastidioso.
Il posto. La tana. Al centro del tavolino, chiuso, il libro. Di solito incomincio a leggere dopo un po’, quando il treno si è lasciato alle spalle la stazione e la città di partenza, perché mi piace moltissimo guardare i binari, gli incroci, le segnaletiche che scorrono dal finestrino finchè il treno non è “fuori”. Si ricorda “Il giro del mondo in ottanta giorni”? Ogni stazione, dopo aver letto quel libro da ragazzina, e ancora di più dopo averlo riletto da adulta, mi affascina, anche la più desolata. Soprattutto penso a Passepartout, con il suo nome straordinario, che seduto vicino a un finestrino, in Europa, in India, in America, guarda il mondo con un gran desiderio di saltarci sopra e di camminare. Io percorro quasi sempre la stessa tratta, in treno, ma ogni volta che lascio la stazione, di andata e di ritorno, mi sento come Passepartout che va verso il giro del mondo. E’ difficile da spiegare. Si parte, si va, succedono cose, a volte sembra che non succeda niente, e infine si torna al punto di partenza, ma cambiati, diversi da prima, sempre, almeno un po’. Perfino Phileas Fogg, nella sua imperturbabilità, è diverso da se stesso, dopo il viaggio. Phileas Fogg, che, nel 1872, si presenta nel club più esclusivo di Londra con un domestico francese e una promessa sposa indiana in tempo per riscuotere la scommessa. ( A proposito… Lei sta giocando al Superenalotto?) Un gran finale, non le pare? Un colpo di teatro e una spallata al conformismo – ai conformismi – dell’epoca. Del resto, povero Verne, chiuso nella sua odiata casa coniugale non poteva che sognare di dare spallate.
Sto divagando, mi scusi. Volevo solo ringraziarLa per avermi fatto quella domanda guardando da sotto in su il libro che stavo leggendo e mi trovo a parlare di “un classico per ragazzi”, tanto per usare una definizione stantia (per ragazzi? Si può dire che un libro è “per ragazzi”?).
Per ora, come ho già detto, La ringrazio. Del libro di Philip Roth che sto leggendo, e di cui Lei mi ha chiesto “Che cosa le piace in quel libro? Perché si vede che le piace…”, Le racconterò in una prossima mail, o in treno, se capiterà di incontrarci presto.

reading6Musette

(Musette è una danza, lo sa? E anche una specie di cornamusa che si usava per l’accompagnamento. Le piace la musica, Messer Papillon?)


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Una donna che viaggia leggendo e che legge viaggiando.
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4 risposte a Che cosa sta leggendo?

  1. pettywords ha detto:

    e’ una scrittura stupenda la tua.chiunque tu sia.

  2. grilloz ha detto:

    viaggiare in treno ha sempre questa magia…

  3. Musetteontreno ha detto:

    #1
    grazie, arrossisco

    #2
    sì, ma non solo. Mercì.

  4. JoelleVanDyne ha detto:

    scrivo questo per non essere passata in silenzio, in realtà non so tanto che dire:

    è tutto poetico come una cosa antica, o anacronistica, come un ciondolo démodé che poi scopri non essere un vezzo, ma il regalo di una nonna.

    comunque: tornata in un posto meno inospitale di questo mi dedicherò a leggere il resto. Ti lascio un bacio.

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